Giornata Mondiale sull’Autismo, l’importanza di una diagnosi precoce

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Il 2 Aprile si celebra la Giornata Mondiale sull’Autismo. La ricerca non ha ancora fatto piena chiarezza sulle possibili cause di questo disturbo. In base alle attuali conoscenze, l’autismo è una patologia psichiatrica con un elevato tasso di ereditabilità e con una significativa concordanza nei gemelli monozigoti. Nonostante queste prove, non si conosce ancora quale sia il percorso eziopatogenetico che conduce allo sviluppo dei quadri di autismo; la ricerca si è orientata maggiormente a indagare il ruolo dei fattori genetici, mentre una relativamente minore attenzione è stata posta sui fattori ambientali. L’autismo è un disturbo dello sviluppo che inizia nei primi 3 anni di vita. Le aree prevalentemente compromesse sono quelle relative alla comunicazione sociale, all’interazione e al gioco funzionale e simbolico.
 
I bimbi con autismo presentano:

  • compromissioni del linguaggio:quando è presente è ripetitivo e viene utilizzata la forma della terza persona. Le frasi sono fuori luogo e bizzarre
  • incapacità o importanti difficoltà a sviluppare una reciprocità emotiva, sia con gli adulti sia con i coetanei, che si evidenzia attraverso comportamenti, atteggiamenti e modalità comunicative anche non verbali non adeguate all’età, al contesto o allo sviluppo mentale raggiunto
  • stereotipie

Quanto è importante una diagnosi precoce?
Poter fare una diagnosi precoce è fondamentale perché permette di modificare alcuni processi sui quali si può ancora intervenire in maniera importante: l’aspetto emotivo, cognitivo e sociale. Anche se il processo diagnostico relativo a bambini al di sotto dei 24 mesi possa essere complicato e complesso, gli studi negli ultimi anni forniscono dati confortanti riguardo la loro fattibilità. Fino a pochi anni fa le uniche informazioni che avevamo provenivano dalle ricostruzioni anamnestiche fatte dal clinico con i genitori. Oggi le cose sono notevolmente cambiate: molti sono i bambini che arrivano a consultazione prima dei tre anni di vita; si ha la possibilità di avere una fonte diretta d’informazioni costituita dai filmati con cui i genitori hanno ripreso i primi anni del loro bambino; si hanno osservazioni su bambini identificati a rischio dalla applicazione di strumenti di screening o perché fratelli di bambini già diagnosticati.

Quali sono i sintomi da tenere più in considerazione?

Indicativamente a 12 mesi esistono alcuni sintomi critici da tenere in considerazione:

  • marcata compromissione della capacità di mostrare
  • assenza dell’indicare
  • non stabilisce il contatto oculare
  • non si orienta al proprio nome

A 18 mesi si presta attenzione anche a questi criteri:

  • compromissione dell’attenzione congiunta
  • assenza del gioco simbolico
  • assenza dell’imitazione
  • assenza della comunicazione verbale

2 aprile 2015

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Elisa Oliva

Mi sono laureata in Psicologia presso l’Università Degli Studi di Milano-Bicocca nel 2006. Attualmente sono socia dell’Associazione Giovani Psicologi della Lombardia e dell’ASP (Associazione Italiana Psicologi) presso la quale ho completato un Master biennale di Alta formazione in Psicodiagnostica Clinica avvalendomi dell’ausilio di test specifici. Attualmente sto concludendo un master in Disturbi dell’Apprendimento presso Firera&Liuzzo Group. Sono iscritta all’Ordine degli Psicologi della Lombardia, sezione A dell’Albo professionale, numero 11315. Di cosa mi occupo: In qualità di psicologa, svolgo attività di coordinamento, supervisione, formazione, sostegno psicologico ed educativo, nell’ambito di progetti che hanno come obiettivo primario quello di sviluppare servizi di sostegno per bambini da 0 a 6 anni e le loro figure adulte di riferimento, in 7 comuni in provincia di Monza-Brianza.

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